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Counseling professionale

CHE COS’È IL COUNSELING PROFESSIONALE?

Una relazione d’aiuto competente ed efficace

Il counseling professionale è una “professione di aiuto competente” (che come tale richiede una specifica formazione): una relazione il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita delle persone, sostenendo i loro punti di forza e le loro capacità di scelta e di autodeterminazione, aiutandole a fare chiarezza, operare delle scelte, gestire dei momenti di crisi e difficoltà.

COME NASCE LA FIGURA DEL COUNSELOR?

Nata negli anni Trenta in America, la figura professionale del counselor è approdata in Europa dalla Gran Bretagna, dove si è affermata con ruoli e funzioni specifiche e si è ormai diffusa anche in Italia: un professionista la cui funzione principale è di fornire un “ascolto empatico”, e che grazie alle proprie capacità e competenze è in grado di dare a chi gli si rivolge l’appoggio necessario ad affrontare una difficoltà o una crisi, a capirla e se possibile risolverla, facendo emergere e valorizzando le risorse individuali.

La capacità di instaurare un rapporto empatico profondo con il cliente, di mantenere nei suoi confronti un atteggiamento non giudicante o paternalistico bensì di accettazione positiva incondizionata, insieme all’autenticità e congruenza nell’incontro con l’altro sono le qualità fondamentali che deve possedere un counselor professionista nella relazione d’aiuto. Qualità che ha specificamente indicato lo psicologo americano Carl Rogers (1902-1987) elaborando per primo, fin dagli anni Quaranta, quel tipo di approccio centrato sulla persona che costituisce la base della relazione di aiuto. Tale relazione mira appunto a favorire nel cliente la presa di coscienza di una – o  diverse – possibili soluzioni al problema che gli crea disagio esistenziale e/o relazionale, consentendogli una più libera espressione di sé e agevolando un maggiore contatto con sé e con gli altri. 

È specificamente nella relazione, dunque, che si evidenziano il ruolo e la competenza del counselor, mirati a favorire la soluzione di difficoltà esistenziali. Il counselor quindi:

  • Non fa terapia né psicoterapia e non opera cure di nessun genere;
  • Favorisce lo sviluppo e l’utilizzo delle potenzialità già insite nel cliente, aiutandolo a superare quei problemi che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo;
  • Opera in ogni tipo di contesto e a livello individuale, di coppia, familiare, o di gruppo.

Del resto, nella nostra società ormai così parcellizzata e priva di figure di riferimento (le grandi famiglie non esistono più, i nonni vivono altrove, il medico di famiglia e il parroco sono pressoché scomparsi), trovare una “spalla” cui appoggiarsi è sempre più raro, se non impossibile. Il counselor professionista può essere la ‘spalla’ giusta di fronte a un grosso problema esistenziale, quando una persona non sa con chi parlare o confidarsi e ha bisogno di trovare ascolto, empatia, comprensione.

METTERE LA RELAZIONE AL CENTRO

Il 2 aprile 2011 l’Assemblea dei soci di AssoCounseling – la più importante associazione di categoria di counseling in Italia a norma della Legge 4/2013 – ha votato all’unanimità la seguente definizione ufficiale, cui tutti i soci sono tenuti a fare riferimento:

“Il counseling professionale è un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento. È un intervento che utilizza varie metodologie mutuate da diversi orientamenti teorici. Si rivolge al singolo, alle famiglie, a gruppi e istituzioni. Il counseling può essere erogato in vari ambiti, quali privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale.” 

Il counselor è il professionista giusto, in grado di aiutare ad aiutarsi.

Nella vita di tutti ci sono infatti i momenti di crisi, dovuti a difficoltà specifiche e a piccoli e grandi traumi legati alla fragilità dell’esistenza (lutti, malattie, incidenti, fallimenti, separazioni, cambiamenti di lavoro o di casa…), o a naturali passaggi esistenziali (sono le cosiddette crisi evolutive, inerenti processi di crescita, dalla pubertà, alla relazione di coppia, alla nascita di un figlio, alla menopausa), durante i quali si ha l’impressione di non farcela da soli. 

Per saperne di più visita la pagina: Il counseling in Italia

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